Non chiamatele erbacce, sono piante spontanee buone da mangiare

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piante spontanee

(di Alessandro Iannelli) I nostri nonni lo sapevano bene: molte delle piante spontanee dei nostri giardini e campagne sono commestibili e spesso anche salutari

In mezzo a varie piante non commestibili e in mezzo ai trifogli e acetoselle che tutti abbiamo masticato da bambini, si nascondono specie talvolta poco note per l’uso alimentare ma in grado di  regalarci ottime insalate o bolliti di verdura o di insaporire primi e secondi.

Tolto il trifoglio, l’”erbaccia” di gran lunga più diffusa in Sicilia è il tarassaco, detto anche dente di leone, cicoria selvatica o soffione (in quanto basta un soffio per far volare via l’infruttescenza grigia). In grado di crescere persino sulle spaccature di una strada, è caratterizzata da sottili e fitti petali gialli mentre le foglie sono oblunghe, simmetriche e disegnano dei triangoli dentati, tranne nella parte superiore, anch’essa dentata ma di forma più rotonda.

Ogni parte del tarassaco è commestibile, dai petali alla radice (quest’ultima bollita), ma si usano soprattutto le foglie per preparare insalate dal sapore amarognolo (si possono rendere meno amare  lasciandole mezz’ora in acqua salata, per poi risciacquarle). Sono note le proprietà depurative, diuretiche ed epatoprotettive di questa pianta, ricca peraltro di vitamina A e C.

piante spontanee

Molto diffuso in Sicilia è ovviamente anche il finocchietto o finocchio selvatico. Rispetto al finocchio coltivato ha un sapore leggermente meno dolce, non sviluppa se non in minima parte il grumolo (la parte bianca alla base della pianta) e può superare i due metri. I fiori sono gialli, molto piccoli e formano un caratteristico ombrellino.

Del finocchietto, di cui ricordiamo le proprietà diuretiche ed antisettiche, vengono in genere usati i semi e ovviamente le foglie e i rametti più teneri, utilissimi per insaporire vari piatti (soprattutto a base di carne) e salse, nonché ingrediente fondamentale della pasta con le sarde. Come il tarassaco, lo si trova per gran parte dell’anno.

piante spontanee
Finocchio selvatico

Non tipicamente siciliano, ma degno di menzione in quanto preziosissima pianta spontanea, è il cardo. Della nostra regione è tipica la varietà carduus nutans subspecie siculus, detta anche cardo rosso siciliano benché il colore del fiore possa oscillare fra il rosa ed il viola.

Estremamente spinoso nella varietà siciliana, se ne consumano lo stelo e i rametti (purché non lignificati) ma soprattutto, come del carciofo (pianta botanicamente affine), le brattee, dal caratteristico e pregiato sapore al tempo stesso leggermente dolce e amaro.

I rametti e lo stelo possono essere consumati anche crudi se sufficientemente teneri, altrimenti andranno bolliti oppure possono essere fritti in pastella, secondo un uso siciliano; senz’altro da bollire sono le brattee: il loro verrà esaltato dal limone e da un filo d’olio.La pianta viene raccolta fra settembre e la primavera. Una raccomandazione: munitevi di guanti e pazienza per raccoglierla e ripulirla poi delle numerosissime spine.

Il cardo vanta proprietà epatoprotettive, decongestionanti, antiossidanti e galattogene (stimula cioè la produzione di latte materno). Non si deve eccedere in quanto consumato in quantità eccessive causa diarrea e mal di testa.

Da ultimo, una menzione per la celebre borragine (in siciliano le “vurrane”), pianta spontanea fra le più ricercate e consumata bollita (da sola o per accompagnare carni). Recentemente è stata scoperta la presenza in essa di sostanze epatotossiche, per cui si raccomanda un consumo moderato e preferendo le foglie più giovani (molto meno nocive); inoltre, si raccolgano le borragini solo se si è assolutamente sicuri di ciò che si fa, dato che la si può confondere con piante decisamente tossiche o addirittura mortali come la mandragora.

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