Cerda famosa per i carciofi ma anche per la Targa Florio

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Quest’anno cade un anniversario importante per lo sport e la storia siciliani e non solo, la 100a edizione della Targa Florio, in programma dal 5 all’8 maggio con cinque eventi previsti.

La Targa Florio (il nome di “targa” è dovuto al premio consegnato al vincitore), uno degli eventi automobilistici più prestigiosi e antichi del mondo, viene organizzata a partire dal 1906 (e sospesa solo negli anni delle guerre mondiali) per iniziativa dell’industriale palermitano Vincenzo Florio, affascinato da quel mezzo di locomozione nuovo per l’epoca che era l’automobile.

Nello spirito futurista del tempo, Florio intendeva celebrare la velocità ed il progresso, ben rappresentati dalla nuova invenzione, ed al tempo stesso, attraverso la gara, per gran parte svolta nelle strade allora sterrate delle Madonie, offrire un’opportunità per lo sviluppo dell’area, promuovendo il turismo e favorendo la crescita dell’indotto.

Un’idea vincente, soprattutto per la risposta in termini di turismo, sino ai primi ’70, quando comincia il declino dell’evento sportivo sia per la concorrenza crescente della Formula 1 sia perché la Federazione Internazionale dell’Automobile esclude dal Campionato Mondiale Marche le garesu strada a favore degli autodromi permanente: la Targa Florio diviene allora tappa del Campionato Italiano Rally (e occasionalmente di altri campionati, come quello europeo di rally), perdendo il richiamo internazionale ma non certo il suo fascino, testimoniato ad esempio dalla sfilata del Ferrari Tribute che avràluogo anche in quest’edizione.

Nel solco di quell’originaria idea di sviluppo tecnologico ma anche di promozione del turismo, coglieremo lo spunto dell’evento sportivo per offrire brevi cartoline dei luoghi più importanti legati alla Targa Florio, a partire da Cerda, comune a 45 km circa da Palermo, ai piedi del pizzo della Guardia e posto tra le valli dei fiumi Torto e Imera Settentrionale.Cerda è stata il punto di partenza della gara classica (1906-1977), che per l’esattezza partiva dalle affascinanti “tribune di Floriopoli”, ancora oggi visitabili (con relativi box) e poste all’incirca a metà fra Cerda e Termini Imerese (entro il cui territorio cadono), per poi proseguire in direzione Cerda paese.

Legato alla gara è ovviamente anche il Museo Vincenzo Florio di Cerda, all’interno dello stabile dell’ex motel Aurim, dove alloggiavano un tempo i piloti. Qui possono essere ammirati diversi cimeli, come il casco e la tuta del celebre barone Pucci, vincitore della 48a edizione della gara, oltre a documenti e foto d’epoca.

Naturalmente Cerda è celebre per la sagra del carciofo, in programma il 25 aprile. Oltre alla presentazione di numerosi e fantasiosi piatti a base di questo ortaggio, in particolare la varietà del carciofo spinoso locale, per cui la sagra è così nota, verrà offerto l’assaggio di vini e del pane dei “Maestri Fornai” di Cerda. Da menzionare ovviamente l’esposizione dell’Alfa Romeo T33 con la quale il palermitano Nino Vaccarella vinse la Targa Florio del 1971, una delle ultime edizioni prima che da gara per Sports Car divenisse rally.

Viene inoltre proposta nella giornata del venerdì santo, come da tradizione molto sentita, la cerimonia detta u riscontru, che mette in scena la Madonna Addolorata (patrona del paese), vestita di un nero mantello, che per tre volte va incontro al Figlio adagiato su una bara e solo alla terza volta lo riconosce (è appunto il momento del “riscontro”, cioè “riconoscimento”).

La Madonna viene rappresentata da una statua ed il mantello tradizionalmente utilizzato è quello intessuto in filigrana di oro zecchino, ricamato e donato alla fine dell’Ottocento da una Maria Russo, parente dell’allora sindaco di Cerda Antonio Russo.

Alessandro Iannelli

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