Apre Ballarak, birre artigianali “dal vivo” nel cuore di Palermo

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ballarak

(di Maria Grazia Sclafani) Quattro amici, una passione in comune per le birre artigianali e tanta voglia di mettersi in gioco per diventare protagonisti della propria vita.

Sono Marco Altamore, Michele Catalano, Alessio Cutrò, ed Eugenio Ricca: trentenni, prima perfetti sconosciuti e soci poi che, a differenza di molti loro coetanei, hanno deciso di non lamentarsi e rassegnarsi che a Palermo non c’è lavoro.
E hanno dato vita a Ballarak, birrificio artigianale nel cuore del mercato storico di Ballarò, da cui prende il nome, che si trova in via Saladino, 7 e che verrà inaugurato domani, venerdì 9 con una festa con musica, performance e birra a fiumi che prosegue anche sabato 10 dicembre. Ballarak è un luogo dove le birre artigianali sono protagoniste assolute, servite insieme ad una cucina semplice e gustosa.
I giovani birrai di Ballarò si sono avvicinati al mondo dell’homebrewing, ossia all’arte di produrre birra a casa, studiando i prodotti e ricercando continuamente fonti da cui apprendere: corsi, libri, blog, persino i tutorial su youtube. Per scoprire, dichiarano, il “ lato vivo” della birra, per soddisfare esigenze di gusto e palato che è impossibile imbottigliare.
Dalla gestione dell’impianto, all’etichettatura, al servizio dietro al bancone. Tutto è interamente gestito da questi quattro ragazzi con la filosofia di realizzare un prodotto etico e allo stesso tempo affascinante. Un progetto quello di Ballarak portato avanti con passione e determinazione nonostante le “tasse impressionanti” e la “burocrazia che ti ammazza” come ci confessano, senza contare il fatto che i nostri giovani imprenditori non hanno usufruito di aiuti economici per realizzare la loro impresa. Chi ha utilizzato i risparmi lasciati dal nonno, chi ha chiesto soldi in prestito ad amici e parenti (rischiando una guerra in famiglia in caso di fallimento), chi ha fatto un vero e proprio mutuo per buttarsi, usare e osare la speranza di fare impresa nella propria città. E nel centro storico, per giunta! “Dobbiamo essere bravi a fare bene – dice Michele – se così non fosse, saremmo noi ad aver fallito. Ma se, invece, ce la facciamo – continua –  sarà un successo per tutte quelle associazioni e i singoli individui che ogni giorno si adoperano per portare questo quartiere e il suo antico mercato al suo splendore originario”. “Nulla è facile in questa città – fa eco Marco – però è una bella sfida, una palestra importante per i giovani imprenditori e le associazioni culturali che hanno deciso di scommetterci”.
Ballarak apre accanto ad un altro simbolo della rinascita di Ballarò, il ristorante – coworking multietnico “Moltivolti”, con cui i rapporti di vicinato sono idilliaci: “Nessuna concorrenza, solo tanta voglia di divertirci insieme”, dichiara Eugenio.
A Ballarak tutto è stato fatto in maniera artigianale: dalle birre ai tavoli, dalla posa del pavimento al colore delle pareti. Chi, come Michele ha sfidato le sue vertigini per tinteggiare il soffitto altissimo, chi come Marco cercava sempre di incoraggiare il gruppo quando l’umore toccava picchi bassissimi. Un periodo di gestazione molto lungo. Più di dieci mesi. E per affermare che l’idea sembra funzionare, basta un’occhiata al locale: un open space dai colori caldi e i tetti altissimi, che dà la sensazione del calore di casa e l’idea di essere in viaggio per mete assai lontane. Le birre che debutteranno domani sono quattro e rappresentano nel nome, così come nell’essenza, i quattro birrai.
Opera è la birra di Alessio Cutrò, laureando in architettura, appassionato di arte e modernariato. Pacific Ipa, Continuosly Hopped, è legata all’Opera House di Sidney, contiene infatti luppolo australiano. Secondo Alessio per realizzare grandi birre, di deve usare la stessa cura e dovizia di particolari per costruire una grande opera architettonica.
Avant-garde è la birra di Eugenio Ricca, che dopo quattro anni di medicina si è dato alla birra. Ora è una persona molto più felice. Post modernist, Rye Saison profilo aromatico molto forte, tipico delle birre belghe. Il gusto è molto amplificato, come un concerto metal, ma la segale alla fine gli conferisce una morbidezza che crea equilibrio.
Glitch è la birra di Marco Altamore – Red Ipa. Marco è laureando in psicologia e amante di videogiochi. Il nome della sua birra viene proprio da questo mondo. Un glitch è un comportamento anomalo del software, che permette al giocatore di ottenere dei vantaggi non previsti. Nella birra si applica nel comportamento imprevedibile del lievito che determinerà il gusto finale della birra.
Sex Pils è la birra di Michele Catalano, laurea in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla semiotica delle etichette delle birre artigianali. La sua è una American Hops Pils, ha un chiaro rifermento ai Sex Pistols ed ha un animo punk: è pazza ed imprevedibile, non convenzionale, schietta e sincera. Alla fine, delle quattro, ha l’animo più leggero. Proprio come il suo creatore.
Però per quanto si possa descrivere una birra, non si potrà mai capire se non bevendola. A Ballarak, un buon esempio di coraggio, capacità e determinazione che fa pensare come realizzare un cambiamento, alla fine, non è poi così un’utopia.

 

 

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