Cibi siciliani sconosciuti: un breve corso a Palermo

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(di Alessandro Iannelli) Cibi siciliani sconosciuti e tradizioni alimentari in via di estinzione sono al centro di un breve corso, articolato in tre incontri, che si terrà a partire da oggi a Palermo la “Libreria del Mare” di via Cala.

Le tre lezioni, la prima oggi alle ore 18, le successive allo stesso orario di martedì 17 e 24 gennaio, sono curate della linguista e studiosa di tradizioni siciliane Marcella Croce, autrice di varie pubblicazioni (marcellacroce.com/pubblicazioni-publications.html) tra cui Guida ai Sapori perduti – Storia e segreti del cibo siciliano con quaranta antiche ricette i cui temi e ricette, appunto, faranno da filo conduttore degli incontri.
Obiettivo degli incontri è andare a scavare nelle realtà più recondite della Sicilia per scoprire quelle tradizioni alimentari, piatti e ricette che, in conseguenza della complessa geografia siciliana  -presenza di valli isolate, paesini sorti in collina in un contesto di difficile comunicazione con altri paesi, etc.- sono rimaste confinate ad un paese o ad un rione e sono pressoché sconosciute al di fuori di quell’ambito, ricostruendone il legame con il contesto locale in senso geografico e/o storico.
Nella storia delle tradizioni alimentari analizzate nel libro, frutto di anni di viaggi nell’entroterra e di conversazioni con i locali da parte dell’autrice, emergono l’estro e l’inventiva nel creare cibo a partire dalle risorse più impensabili.La stessa Marcella Croce fornisce l’esempio delle frittelle di pale di fico d’india di San Mauro Castelverde, le cui spine vengono preliminarmente rese inoffensive con la bollitura.
Il minicorso sui cibi siciliani sconosciuti si terrà dunque su tre direttive, a ciascuna delle quali verrà dedicato un incontro: quello odierno si muoverà sulla falsariga del rapporto fra le tradizioni alimentari siciliane e la storia, con l’analisi del riscontro fra usi siciliani e i contatti avvenuti nel corso dei secoli con altri popoli. Se c’è un elemento caratteristico della nostra regione, nell’ambito alimentare e non solo, è infatti l’aver tratto un progressivo arricchimento dalle varie dominazioni che si sono succedute in Sicilia. Ne abbiamo un riscontro con le panelle di farine di ceci, in cui si può ravvisare un collegamento con la tradizione araba del felafel, o è ancora il caso più specifico della polenta di cicerchia di Aidone, in cui l’autrice ha riscoperto un legame anche linguistico con l’area lombarda: questa zona della Sicilia che ha adottato una tradizione alimentare dell’Italia settentrionale è anche l’unica infatti dove si parla un dialetto gallo-italico.
Durante i tre incontri si spazierà su più epoche, partendo dall’età classica caratterizzata dall’introduzione dell’uso alimentare dell’olio d’oliva e dei formaggi, passando attraverso il Medioevo e le lavorazioni delle carni secondo metodi appresi da popolazioni arabe ed ebraiche (in particolare l’uso nelle carnezzerie, bandito da qualche anno, di appendere le carcasse degli animali per far sgocciolare via il sangue, secondo una pratica rituale comune a quei due popoli).
Il secondo incontro sarà dedicato al legame tra le feste siciliane, in particolare alle celebrazioni religiose, approfondendo l’unicità e il significato simbolico di alcune ricette così strettamente collegate a ciascuna di esse. Ai cibi siciliani sconosciuti è dedicato il terzo incontro in cui Marcella Croce farà una rassegna di tradizioni uniche e talora sorprendenti e insospettabili tra cui i mauri, le alghe vendute nel Catanese, consumate solitamente crude con qualche goccia di limone o come condimento di primi assieme alle patelle; o la ventre, lo stoccafisso di ventre (in genere di tonno) preparato nel Messinese.
Un’esperienza, quella fornita da questi tre incontri, che permetterà di tracciare per la Sicilia un quadro più consapevole e ricco delle tradizioni alimentari che per tanto tempo hanno rappresentato uno dei pochi mezzi di espressione anche culturale (in senso lato) del popolo, attraverso cui riconoscere la filigrana di condizioni e limiti geografici e passaggi di popoli con i loro costumi e idiomi.
Per chi fosse interessato a prendervi parte, l’iscrizione a questo minicorso (già quasi al completo) è di 24 euro, comprensiva di una copia di Guida ai Sapori perduti.

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