A Palermo celebrata la Giornata nazionale del vino e dell’olio

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(di Manuela Zanni) Vino e olio sono i capisaldi del comparto agricolo italiano. Ad essi l’Associazione Italiana Sommelier ha dedicato una Giornata nazionale per parlare e riflettere sullo straordinario patrimonio culturale che questi due prodotti rappresentano per il nostro Paese.

La manifestazione, giunta alla settima  edizione, ha ricevuto fin dal suo esordio la medaglia di rappresentanza dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, con questa onorificenza, ha voluto sottolineare l’importanza del tema e la sensibilità della massima carica dello Stato per il mondo del vino e dell’olio di qualità e per la cultura che rappresentano.
Il convegno di apertura dal tema “Il percorso storico dell’evoluzione qualitativa del vino e dell’olio in Sicilia”, moderato da Luigi Salvo, delegato dell’Associazione Italiana Sommelier di Palermo, si è svolto lo scorso 13 maggio all’interno del suggestivo oratorio di Sant’Elena e Costantino a piazza della Vittoria. Si tratta di una costruzione della fine del XVI secolo, nota per gli affreschi di Guglielmo Borremans e Filippo Tancredi che narrano la vita dell’imperatore Costantino e della madre Elena.
“L’Italia ha tante possibilità e occasioni per far emergere le proprie eccellenze confermandosi patria di uomini di vino e di olio”, ha detto Giuseppe Lupo, Vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.”Insieme all’Istituto Vino e Olio abbiamo svolto un gran lavoro per approfondire gli aspetti culturali di due prodotti che da sempre ci caratterizzano e questa giornata vuole essere un elogio a queste eccellenze”, ha continuato Camillo Privitera, Presidente dell’Associazione Sommelier Sicilia.
“Nel tempo l evoluzione ha portato due prodotti semplici a diventare eccellenze. Noi non abbiamo bisogno di andare altrove per trovare l’eccellenza. L’abbiamo qui. Dobbiamo solo imparare a comunicarla – ha detto Dario Di Bernardi, dirigente dell’Istituto Vino e Olio della Regione Sicilia. “Paradossalmente gli stranieri – ha continuato – ci conoscono meglio di noi stessi. Ma noi non possiamo imparare da loro quanto siamo bravi, dobbiamo comunicarlo al mondo intero con tutti i mezzi a nostra disposizione”.
Comunicare, da una parte, e innovare dall’altra, sembrano, dunque, essere le parole chiave per l’immediato futuro del vino. Per questo motivo l’Istituto Vino e Olio crea i vini sperimentali in una continua ed interessante azione di ricerca volta all’ottenimento della migliore espressione dei vitigni autoctoni.
Parlando di cultura del vino non si poteva non ricordare Giacomo Tachis. Lo ha fatto l’enologo e produttore Bruno Fina per il quale “La sua più grande qualità, oltre alla competenza, è stata l’umiltà grazie alla quale è riuscito a portare in alto il nome della Sicilia rendendola credibile dinanzi al mondo intero”. Al termine del convegno è stata offerta una degustazione con banchi d’assaggio di vini e oli siciliani accompagnati da prodotti del territorio.

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