Contrada Crasà, l’ultimo nato delle Cantine Russo

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Contrada-Crasà-Russo

(di Redazione) Il nome è importante: Crasà deriva dal greco kràsis (κρᾶσις), termine che letteralmente vuol dire miscela e che una volta coniato da Ippocrate, da questo venne poi utilizzato per dare il nome al suo primo vino di erbe e spezie. Lo stesso che successivamente in Germania fu chiamato Vermut.

Del Contrada Crasà, meno classico rispetto agli altri vini della cantina e ultimo nato delle Cantine Russo, l’azienda vitivinicola di Castiglione Sicilia gestita da Vincenzo Russo e dai figli Gina e Francesco, è stata messa da poche settimane l’annata 2014. Il vino realizzato da Nerello mascalese, uno dei vitigni autoctoni dell’Etna, resta, infatti, in botti grandi 12 mesi e poi viene imbottigliato per restare ad affinare in bottiglia per qualche altro mese. Spiega l’enologo Francesco Russo: «Abbiamo scelto di fare questo vino perché stiamo cercando di mettere in risalto le microzone che hanno terroir leggermente differenti. L’Etna infatti è un territorio variegato con terreni che presentano diversi pH, che si sono fusi con terreni preesistenti, da cui vengono fuori vini diversi».
Le uve di produzione del Contrada Crasà macerano sulle bucce, a basse temperature, per 12/15 giorni.
Contrada Crasà, vino dal taglio moderno, ha come sua principale caratteristica un bouquet più fruttato con note floreali. Al gusto si presenta con una struttura potente data dai suoi tannini robusti e da una spiccata mineralità. Grazie a questa può essere abbinato a piatti mediterranei molto speziati e piccanti.

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