A Realmonte un brindisi al futuro delle bollicine siciliane

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(di Manuela Zanni) La Scala dei Turchi è stata, per il terzo anno consecutivo, teatro di “Sicilia in bolle”, il Festival delle bollicine siciliane, organizzato dalla delegazione Ais (Associazione italiana sommelier) di Agrigento che lo scorso 6 luglio ha brindato alle bollicine siciliane, davanti ad un panorama mozzafiato, nell’elegante struttura del Madison Restaurant a Realmonte (Ag).

sb 1Il rinnovato successo della manifestazione conferma l’interesse crescente per le bollicine made in Sicily da parte di un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo. L’appuntamento ormai consolidato, è diventato, infatti, simbolo del settore a livello regionale. Anche la risposta delle aziende prova la crescita dell’attenzione riservata dai produttori al mondo delle bollicine dal momento che tra metodo classico, metodo charmat e vini frizzanti, sono state circa cinquanta le etichette provenienti da tutte le province siciliane, con una presenza di almeno due etichette per ciascuna cantina.
Ma l’aumento del numero delle cantine partecipanti non è stata l’unica novità di quest’anno. Infatti è stato riservato anche uno spazio alla cultura del vino, con un appuntamento di approfondimento rivolto a sommelier, produttori ed operatori del settore con il convegno dal titolo “Storia e futuro dello spumante in Sicilia” al quale, ha preso parte anche Antonello Maietta, presidente nazionale Ais, che si è detto grande estimatore delle bollicine siciliane avendo riscontrato «la sempre maggiore tecnica nella produzione da parte delle aziende che in Sicilia hanno deciso di puntare su una tipologia di vino che grazie al limitato grado alcolico contenuto e alla facilità di consumazione in una fascia oraria quale quella dell’aperitivo adatta alla socializzazione , ottiene sempre più consensi e richieste non solo per festeggiare le grandi occasioni ma anche nella quotidianità».

Tonino Guzzo
Tonino Guzzo

«In Sicilia abbiamo tanti vitigni che hanno ancora un potenziale inespresso – ha detto l’enologo Tonino Guzzo e ha continuato – in base al territorio i vitigni che hanno un buon potenziale acquisiscono ulteriori caratteristiche che li renderanno perfetta espressione della zona da cui provengono. L’errore che spesso si commette, e che bisogna assolutamente evitare, è credere che ogni vitigno possa andare bene su qualsiasi territorio mentre in realtà occorre imparare ad ascoltare la terra. Sarà lei ad indicare la giusta strada».
Al convegno presenti anche il delegato Ais Agrigento Francesco Baldacchino, il produttore Michele Scamacca del Murgo, ed il giornalista, sommelier Ais e degustatore internazionale Renato Rovetta moderati dal presidente Ais Sicilia, Camillo Privitera. Tutti concordi nel credere che le bollicine siciliane siano all’alba di un futuro molto promettente. La mescita curata dai sommelier Ais o dagli stessi produttori che hanno intrattenuto gli ospiti con i racconti delle loro produzioni, ha coinvolto bollicine dall’Etna fino all’agro di Trapani, passando per il Ragusano e l’Agrigentino, fino a raggiungere l’isola di Pantelleria. Le due diverse aree espositive, una dedicata al metodo classico e l’altra allo charmat, sono state affollate dai numerosi winelovers, giornalisti ed esperti del settore che hanno partecipato alla manifestazione alla quale hanno preso parte non solo aziende già note agli intenditori e appassionati, ma anche nuove cantine che con le loro etichette hanno dimostrato di avere tutti i numeri per conquistare uno spazio all’interno di un mercato in forte espansione.
sb2Ad accompagnare le bollicine siciliane, classiche e rosate, un ricco buffet di pietanze preparate dalla brigata di cucina del Madison Restaurant. La degustazione delle bollicine è stata accompagnata da proposte gastronomiche che hanno dimostrato un occhio di riguardo alle ricette della tradizione siciliana, dalla pasta con il macco di fave, alle focaccine con melanzane fritte e ricotta salata, sfincione e caponata, formaggi tipici del territorio, solo per citarne alcune.

Grado alcolico contenuto e socializzazione, dunque, sembrano essere, le parole chiave per assicurare che gli spumanti made in Sicily non restino confinati ai momenti di festa ma che possano entrare a far parte dei consumi abituali di chi, di tanto in tanto, vuole concedersi quel pizzico di brio che solo le bollicine sono in grado di regalare.

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