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Il giovedì delle comari, la festa della donna ante litteram

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(di Angela Sciortino) Il giovedì che precede il giovedì grasso (oggi, appunto) è per tradizione conosciuto come il giovedì delle comari.

In questo preciso giorno, così come accade da qualche decennio in occasione dell’8 marzo in cui si celebra la giornata della donna (ma è forse il caso di sottolineare che serve a ricordare un tragico avvenimento), le donne dei piccoli centri siciliani avevano l’abitudine di riunirsi tra amiche: uscivano in gruppo, andavano a trovare altre amiche, si divertivano, chiacchieravano, si facevano confidenze e spesso spettegolavano. Il tutto senza la compagnia degli uomini che venivano lasciati a casa. La tradizione, tipica del mondo rurale, ancora oggi si perpetua, tant’è che molti ristoranti e agriturismi hanno offerto la promozione intitolata appunto giovedì delle comari, così come offriranno quella di San Valentino per il 14 febbraio, quella della Festa della Donna per l’8 marzo, ecc.ecc.

Un tempo, a Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia e centro minerario in provincia di Agrigento, il piatto tipico di questa giornata al femminile era un piatto povero, le “polpette di creta”, insaporite nella salsa di pomodoro, e fatte di elementi poveri: pane raffermo ammollato nel latte, pecorino stagionato, menta, uova ed aglio. Col tempo, poi, a tavola, insieme alle ciarle tra amiche, si sono aggiunti altri piatti, meno poveri, come i “cavati” (pasta fatta in casa lavorata con le dita) o i maccaroni al sugo, ma anche carne al sugo, frittelle e le tradizionali chiacchiere che annunciano il carnevale.

A Racalmuto il giovedì delle comari nasce 70-80 anni fa, ed è legato alla realtà di queste zone minerarie. La maggior parte degli uomini racalmutesi a quel tempo lavorava nelle miniere, altri facevano i contadini. Un giorno le donne decisero di non aspettare i mariti, di “spezzare” l’attesa con un pranzo da consumare tra di loro. Questa piccola rivoluzione avvenne appunto nel giovedì che precede quello grasso del carnevale. Una piccola nota di pazzia che ancora oggi viene ricordata in molti paesi dell’entroterra siciliano (ma anche di altre regioni d’Italia).

Polpette di creta (purpette ri crita)

Ingredienti

1/2 kg di pane casareccio raffermo
3 uova
100 gr di pecorino grattugiato
1 spicchio di aglio
menta
sale e pepe q.b.

Fate ammollare il pane nell’acqua. Strizzate e condite con le uova, il pecorino grattugiato, l’aglio a pezzetti, abbondante menta, sale e pepe. Amalgamate bene il tutto e formare delle polpette, schiacciandole un po’. Se volete, potete infarinare leggermente le polpette così formate. Friggete quando in poco l’olio d’oliva extravergine caldo, ma non bollente. Far dorare da ambo le parti e poi ripassatele in abbondante salsa di pomodoro.

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