In Sicilia tutto è pronto per festeggiare l’Immacolata Concezione

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Immacolata Concezione

(di Vanessa D’Acquisto) Da sempre in Sicilia cibo e devozione religiosa formano un connubio indissolubile. Non mancano quelli consumati con particolare dedica all’Immacolata Concezione, che fanno da apripista alle festività natalizie.

Il dogma dell’ Immacolata Concezione fu promulgato da Papa Pio IX nel 1854. Ma la devozione in Sicilia era tanto forte che, già nel 1655, l’episcopato isolano aveva attribuito alla Madonna l’appellativo e la aveva proclamata patrona dell’isola. Nel 1954 Papa Pio XII dichiarò la Sicilia “Feudo di Maria”.

Ogni parte della Sicilia in occasione della vigilia e del giorno dell’ Immacolata prepara i suoi piatti tradizionali. Nel palermitano nelle tavole non possono mancare il baccalà fritto o chi passuli (cioè con l’uva passa), lo sfincione, le sfincette (la ricetta la trovate qui). Non può mancare ‘u cucciddatu (il buccellato), il dolce di pasta frolla ripieno di fichi secchi, uvetta, pinoli, la cui forma rimanda ad una corona di stelle ed è per questo è conosciuto anche con il nome “u stillaru della Madonna”.
Nelle zone dell’agrigentino viene preparata la muffuletta, una focaccia, impastata con semi di finocchio e condita con ricotta e caciocavallo. A Burgio viene condita anche con le sarde salate.
A Ciminna viene preparata la ‘nfriulata, una focaccia con salsiccia e cipolle. Il consumo è legato al fatto che durante la processione per l’Immacolata, i portatori della statua erano soliti cibarsi di salsiccia e grandi bevute di vino, con il risultato che a Madonna ra sasizza (chiamata così perché veniva adornata con la salsiccia) oscillava pericolosamente. Nel nisseno e nell’agrigentino la focaccia viene chiamata rispettivamente ‘nfigghiulata e ‘mpriulata.
In varie zone dell’isola viene prepara la facci di vecchia, cioè una pizza rustica il cui nome deriva dal fatto che durante la cottura, l’impasto assume una colorazione giallastra e anemica e la sua superficie diventa grinzosa.

In quasi tutta la Sicilia un altro dolce, insieme al buccellato, la fa da padrone, ed è la petrafennula. Si tratta di un torrone a base di miele, mandorle e scorze di arancia, la cui origine risale agli arabi.

Petrafennulapetrafennula

Ingredienti
400 gr di miele
200 gr di scorza d’arancia
150 gr tra confetti e mandorle
50 gr di scorza di cedro
1 cucchiaino di cannella

Preparazione

Sciogliete a fuoco basso il miele. Unite le scorze tagliate a pezzetti. Cuocete e mescolate spesso. Quando il composto si sarà ristretto e indurito, toglietelo dal fuoco. Unite gli altri ingredienti e amalgamate per un paio di minuti. Ungete con dell’olio un piano di marmo (in alternativa potete usare un foglio di carta da forno, sempre unto), versate il composto e spianatelo con circa 2 cm di spessore. Tagliate in rombi o rettangoli e lasciate raffreddare prima di servire.

 

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