A NOT il fermento dei vini naturali e la condivisione di un’etica di vita

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vini naturali

Centotrenta vignaioli per più di 500 vini e circa tremila visitatori. Sono questi in sintesi i numeri che rappresentano il successo della seconda edizione di NOT, la rassegna palermitana dedicata ai vini franchi che si è svolta ai Cantieri Culturali alla Zisa dal 18 al 20 gennaio scorso.

Alla manifestazione, ideata e curata da Giovanni Gagliardi, Manuela Laiacona, Stefania Milano e Franco Virga, che ha spostato a Sud il baricentro dei grandi appuntamenti nazionali dedicati ai vini naturali, sono giunti vignaioli da ogni parte d’Italia e anche dall’estero.

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La grande affluenza di pubblico in queste seconda edizione, al padiglione Tre Navate, ha confermato la capacità attrattiva del format NOT capace di ben rappresentare un comparto in pieno fermento. Tanto da interessare non solo piccoli produttori ma anche alcune grandi aziende che hanno deciso di affiancare alla tradizionale produzione di vini convenzionali anche una linea di vini naturali. Scelta che lascia tra il basito e lo sconcertato molti produttori di vini franchi di lungo corso che hanno scelto di adottare questo modo di fare vino esattamente come hanno scelto la loro filosofia di vita basata su semplicità, eticità, sostenibilità e tanta passione. Proprio quello che NOT ha inteso sottolineare. NOT non è stato, infatti, palcoscenico dove fare promozione del vino o business, ma luogo di scambio di idee e di esperienze per il movimento culturale e produttivo dei vini naturali

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Così è stato dato spazio a una voce corale che reclama la centralità del vignaiolo, alimentando la condivisione di modus vivendi e operandi che ha avuto il suo momento più alto e partecipato al talk tenuto da Stefano Amerighi, Arianna Occhipinti e Nino Barraco all’interno del convegno, che ha inaugurato la prima giornata della rassegna, durante il quale i tre produttori hanno dibattuto sul ruolo del vignaiolo, sul senso della missione che non è imprenditoriale ma bensì di vita, sull’impegno politico e sociale che chi fa vino naturale assume nel quotidiano, sugli scenari futuri. «Fare vino naturale – ha affermato Arianna Occhipinti produttrice a Vittoria – va oltre l’ambito dell’agricoltura. Significa essere coscienti e fare la propria parte nel territorio, essere sensibili alle problematiche che lo interessano, da quelle ambientali a quelle sociali. Il vignaiolo se ne fa carico nel suo piccolo».

La rassegna NOT ha favorito relazioni B2B con importatori e addetti del settore Horeca e ha anche offerto interessanti laboratori che sono stati l’occasione di per conoscere, imparare e relazionarsi con grandi esperti come Sandro Sangiorgi e Matteo Gallello di Porthos, l’ambasciatore dello Champagne in Italia Bernardo Conticelli, le giornaliste e comunicatrici Francesca Ciancio, Diletta Serena e Sonia Ricci, il presidente  della Fondazione Slow Food per la Biodiverisità Piero SardoMateja Gravner e Morgane Fleury, Mattia Filippi e Ivan Cappello di Uva Sapiens.

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