I dolci degli innamorati quando non c’era la festa di San Valentino

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La festa di San Valentino è ormai alle porte e per l’occasione ripercorriamo le antiche tradizioni della pasticceria siciliana legate gli innamorati.

Sposalizi, fidanzamenti, promesse di matrimonio, per ognuno di questi avvenimenti troviamo (specialmente nell’entroterra siciliano) un dolce tipico che viene offerto per la particolare giornata.

Antica usanza palermitana – ormai persa quasi del tutto – consisteva nel preparare con la pasta dei biscotti di mandorla, i sussameli, dolci a forma di chiave. La chiave di San Pietro veniva preparata il 29 giugno, per il giorno di San Pietro e Paolo e poi regalate ai neo sposini. Quando il dolce veniva rotto per mangiarlo, spettava allo sposo una bella parte offerta dalla sposa. La chiave era anche il simbolo della speranza che, un giorno o l’altro, agli innamorati si sarebbero aperte le porte del Paradiso.

Per fidanzamenti e matrimoni a Scicli fino agli anni ’50, veniva preparata la spinnagghiaun banchetto ricco di dolci. Erano le donne, dette cosaruciare, che preparavano dolci tipici di mandorle come i passavulanti e i biscotti ricci; inoltre offrivano frutta secca abbondante e la tanto attesa torta nuziale di pan di Spagna, con tanti strati di panna e tanti confetti di mandorle, accompagnati da rosolio di tutti i gusti.

Usanza unica di Palazzo Adriano, durante la festa di San Martino, era quella di portare dei doni agli sposi, che avessero contratto il matrimonio tra il 12 novembre dell’anno precedente al 10 novembre dell’anno seguente. Secondo l’antica tradizione il giorno di San Martino i bambini sfilano per le vie del paese, portando grandi cesti e vassoi contenenti utensili da cucina, frutta secca e dolci. I genitori dello sposo regalano e mettono nella cesta ‘u quadaruni, cioè una pentola di rame, insieme a un pane a forma di corona detto cagliaci. In quello della sposa invece veniva messa ‘a braciera, cioè il braciere di rame, con la pasta asciutta e la pitta, ovvero un pane piatto a forma circolare su cui venivano incisi vari simboli della vita coniugale. La domenica successiva, una grande festa in cui amici e parenti andavano a fare visita ai neo sposi per ammirare i nuovi doni e assaggiare i dolci di San Martino.

Nel 1858 a Ragusa un gruppo di nobili fece costruire un magnifico giardino. All’interno del giardino, sulle rovine di un tempio dedicato alla Dea della fecondità Lucina, era stata costruita la chiesa di San Giacomo. I giovani passeggiavano lì la domenica nella speranza di trovare una fidanzata. Quando la trovavano, gli incontri successivi si svolgevano nel punto più romantico del viale e se il tempo non era buono si faceva slittare l’appuntamento alla settimana successiva. Nell’attesa degli innamorati, le giovani degustavano, tra un sospiro e l’altro, i cutumedideliziosi dolci ragusani, che avevano una forma di cerchietti e venivano cotti in un tegame pieno di miele. Gustavano anche le parmette, dolci dalle diverse di cui la più significativa era la palmetta, che rappresentava presso gli antichi egizi la fertilità e l’immortalità.

Per matrimoni battesimi e fidanzamenti a Mistretta, veniva preparata la pasta reale bianca seguendo un’antica tradizione conventuale. Ancora oggi la pasta reale viene modellata imitando le forme scelte dagli scalpellini per la decorazione della pietra.

A Capizzi i cosi duri niuri vengono ancora offerti agli ospiti quando vanno in visita e portano il dono nuziale, ma si usano per altre grandi occasioni. A Nicosia si usava durante i matrimoni degustare le zukkarine, biscotti che oggi vengono preparati tutto l’anno. A Giarre per il banchetto nuziale, nelle guantiere si servivano le foglie verdi, dolcini delicati dal sapore celestiale.

Anche a Canicattì per i matrimoni e fidanzamenti si offriva un dolce particolare: lo spinnagliu. In più, strano a dirsi, era compito del barbiere del paese organizzare il banchetto a base di dolci tipici.

Un po’ in tutta l’isola agli invitati dei matrimoni si servivano le minnule agghiazzati, mandorle ricoperte di zucchero, spesso offerte con un cucchiaio d’argento.

A Trapani si preparavano i biscotti d’a zita, biscotti nel passato dedicati esclusivamente ai ricevimenti nuziali, che venivano inzuppati nel vino. Infine, era magnifica tradizione delle fidanzate offrire al proprio amato, specialmente durante il periodo pasquale, ‘a cuddura: un pane dolce a forma  di un cuore, simbolo della promessa di amore eterno, con all’interno un uovo incastonato, simbolo di prosperità.

Cutumedi

Ingredienti

500 gr di farina
1 uovo
80 gr di zucchero
300 gr di ricotta
500 gr di miele

Preparazione

Mescolate la farina con lo zucchero, unite l’uovo e la ricotta, lavorate l’impasto fino a quando diventa omogeneo e compatto. Se occorre aggiungete altra farina. Con l’impasto formate dei cerchietti. Friggete in abbondante olio caldo e passate i cerchietti nel miele.

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