Le preoccupazioni della ristorazione e la ripartenza ritardata

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Ciccio Sultano, lo chef bistellato di Ragusa è preoccupato. Ma anche stanco di dovere sopportare gli effetti che l’emergenza Covid-19 continua a provocare sull’attività della ristorazione. Lui, che insieme ad altri colleghi siciliani, è la punta di diamante di un’offerta gastronomica d’eccellenza, ha da tempo puntato sul ricco turismo gastronomico. Un tipo di turismo che, per via della chiusura dei confini regionali, purtroppo, al momento langue. 

È giustamente preoccupato Sultano. E di fronte alle polemiche sul passaporto sanitario, quello che chiedono i governatori di Sardegna e Sicilia ai turisti in arrivo dal resto d’Italia, non ce l’ha fatta a trattenere uno sfogo e a dire la sua affidando a Facebook un messaggio per chiedere certezze sulla fase 2 della pandemia.

Ciccio Sultano, due stelle Michelin, patron chef del ristorante Duomo a Ragusa

Nella sua breve “Lettera dall’isola isolata”, si rivolge al Presidente delle Regione Sicilia, Nello Musumeci così: «Le scrivo con il dovuto rispetto, chiedendole se dobbiamo considerarci oltre che isolani anche isolati. Quando pensa che la Sicilia sia sufficientemente sicura per aprire le porte? Siamo in grado di accogliere con un minimo di serenità i turisti? Oppure dobbiamo rinchiuderci in un fortino? Io ho voglia di lavorare, ho bisogno di lavorare e non credo di essere una mosca bianca. Ma soprattutto ci sono tasse e imposte da pagare, rapporti con fornitori e collaboratori da onorare. Non vorrei che la minaccia del sindaco di Milano abbia effetto e che la pretesa di passaporti sanitari per venire in Sicilia, sposti i flussi altrove. Siamo sempre in Italia e in Europa, o il nostro statuto speciale ci rende pericolosamente diversi?».

Mentre Sultano da Ragusa interroga il governatore siciliano, a Roma si fa strada l’idea di un tavolo tecnico interministeriale per il settore della ristorazione. La proposta è emersa oggi nel corso della videoconferenza tra il ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, il ministro allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, le associazioni di categoria e le rappresentanze dei lavoratori. 

Il tavolo, definito “quanto mai necessario in questo momento” dal ministro Bellanova, dovrebbe essere caratterizzato da incontri permanenti per affrontare le forti criticità che il fermo delle attività del canale Horeca ha determinato nella filiera alimentare

«È tempo di ripartire – ha esortato il ministro Bellanova a conclusione del confronto – anche se le limitazioni e il distanziamento sociale stanno di fatto ridisegnando il settore. Lo facciamo partendo da un dato inconfutabile: la ristorazione è un pezzo centrale della filiera agroalimentare. Non solo per dati e fatturati. Se il made in Italy ha il successo globale che tutti conosciamo è anche grazie a tanti artigiani del cibo che ogni giorno lavorano nelle cucine. Un patrimonio troppo prezioso, che dobbiamo difendere».

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Teresa Bellanova, ministro delle Politiche Agricole

«Non è mio compito dire quando potremo superare del tutto le regole che oggi mettono in difficoltà il settore della ristorazione – ha aggiunto Teresa Bellanova – ma è mia totale convinzione che senza ristoranti la filiera agroalimentare si ferma». Quanto alle azioni da mettere in campo a sostegno del canale, ha proseguito il ministro, «siamo pronti a darvi il supporto istituzionale necessario. Sappiamo che quanto messo in campo rappresenta un primo passo necessario e non sufficiente. Sono convinta che è importante intervenire a rafforzare le misure specifiche per il settore. Penso ad esempio ad un sostegno per gli acquisti made in Italy. Siamo di fronte a un evento eccezionale, anche l’Europa deve darci un segnale concreto, come aiuti a fondo perduto per tutta la ristorazione d’Europa. In questo contesto la proposta di dedicare risorse al sostegno della spesa 100% italiana dei ristoratori va nella direzione giusta ed è da sostenere».

E se tra i temi dei prossimi appuntamenti sarà opportuno anche condividere come affrontare di concreto la lotta allo spreco alimentare e al recupero virtuoso delle eccedenze per le persone più fragili, sul fronte delle strategie di promozione nazionale e internazionale delle produzioni agroalimentari made in Italy, Bellanova, rivolgendosi agli operatori della ristorazione, ha riconosciuto: «Siete voi gli ambasciatori e i rappresentanti più titolati a far conoscere la nostra cucina, il nostro stile alimentare. Su questo possiamo lavorare con l’Istituto per il Commercio Estero e con le nostre strutture».