Cacio&Pepe, la tradizione della cucina romana nel cuore di Palermo

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Cacio&Pepe

Una cacio e pepe, una amatriciana o, perchè no, una coda alla vaccinara? O ancora un’insalata di puntarelle e alici o un bel carciofo alla giudia (quand’è il tempo, ovviamente)?

Per gustarle i palermitani non devono per forza prendere l’aereo e fare un salto a Roma e cercare qualche bel ristorantino o una trattoria nel centro storico della capitale. A due passi dal salotto buono di Palermo e da appena un mese c’è una trattoria che ha fatto della cucina romanesca il suo core business.

Scorrendo il menù, non c’è nulla di siciliano, solo le pietanze che hanno reso popolare romanesca e laziale. E come si conviene a una trattoria tipica, c’è pure il menù del giorno che si aggiunge a quello dell’offerta tradizionale.

«Più là – assicurano i titolari Piero Albano, Francesco Damiano, Dario Amico e Marco Matrangaci specializzeremo ancora di più: con lo chef stiamo conducendo un vero e proprio lavoro di ricerca sulle ricette più antiche della tradizione ebraica che vengono proposte con meno frequenza anche nelle trattorie più veraci del ghetto di Roma».

Cacio&Pepe
I soci e lo staff di Cacio&Pepe

Piero, Marco, Francesco e Dario, amici da una vita fin dai banchi di scuola, con Cacio&Pepe, la trattoria di cucina romana appena inaugurata in via Salvatore Vigo n°3, una delle traverse dell’elegante via Principe di Belmonte, hanno coronato il loro sogno che tenevano nel cassetto fin dall’adolescenza.

“Cacio&Pepe” propone una cucina tradizionale romana e rispecchia in maniera impeccabile la tradizione laziale: dalla famosa pinza al bruschettone romano, dal carciofo alla giudia alle puntarelle, dalla carbonara alla cacio e pepe, dai saltimbocca alla romana alla trippa alla romana fino allacoda alla vaccinara. E poi torta alle visciole e l’immancabile maritozzo. Nessuna contaminazione o rivisitazione, assicura lo chef Ernesto Berardi, 33 anni, calabrese, per lungo tempo residente a Roma e oggi trasferitosi a Palermo per amore. 

Cacio&Pepe
Lo chef Ernesto Berardi

Dal sogno nel cassetto alla progettazione aziendale. I quattro soci pensano in grande: vogliono puntare alla cucina regionale d’autore, e partendo da quella romana, puntano in futuro all’apertura di due ristoranti a marchio “Cacio&Pepe” e successivamente di altri locali dedicati ad altre cucine regionali, come la bolognese o la pugliese.

L’apertura di “Cacio&Pepe” è avvenuta in un momento oggettivamente difficile per la ristorazione. «Aprire un ristorante nel periodo post lockdown e ancora in emergenza Covid, nonostante inizialmente le informazioni fossero poche e confuse, forse proprio perchè nuovi del settore e quindi senza un vissuto, non ci ha penalizzato troppo – affermano i proprietari – Ci atteniamo scrupolosamente alle disposizioni, informiamo il cliente mettendolo a suo agio sui comportamenti da tenere per la sua salvaguardia. La possibilità di usufruire di grandi spazi esterni nell’isola pedonale ci sta aiutando molto».

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