Casa Grazia, passione per il vino tra Biviere di Gela
 e Mediterraneo

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Casa Grazia

Il lago Biviere di Gela da un lato, il mar Mediterraneo dall’altro. In mezzo, nell’area della Riserva naturale orientata, le vigne. Siamo a Gela, luogo che difficilmente viene associato alla produzione di vino. Eppure si tratta di un luogo ricco di storia e che non a a caso fu scelto dagli antichi Greci per insediare in Sicilia la loro prima colonia. 

In questi luoghi prende vita il desiderio di Maria Grazia Di Francesco, il sogno di una donna profondamente innamorata della propria terra, che con dedizione, passione e tanto entusiasmo è riuscita in una impresa non facile: esprimere nei propri vini l’identità di un territorio dal fascino ancora per molti sconosciuto. 

Maria Grazia Di Francesco

«Per noi fare vino – dice la titolare di Casa Grazia, da un po’ di tempo tra le “Donne del Vino” di Sicilia – è come tuffarsi a capofitto dentro la bellezza di questo areale, strapieno di difficoltà, ma che sa ripagare appieno con grande spontaneità chi avrà occhi e pazienza per ammirarlo ed aspettarlo. Io sono così, naturale ed istintiva come il mio territorio. E sono felice di essere uno degli attori della rinascita di una terra che ha tanto da esprimere».

La produzione del vino griffato Casa Grazia prende il via nel 2005: 80 mila bottiglie di Nero d’Avola. Prima di allora, nelle vigne della famiglia Brunetti (questo è il cognome di marito Angelo, il marito di Maria Grazia che ha ereditato l’azienda) produceva solo uva da mosto che veniva trasformata da altre cantine. La svolta arriva quando Maria Grazia sposa il progetto del marito Angelo, diventa imprenditrice, donna di vigna e ambasciatrice della cultura di Sicilia. Dal 2005 a oggi sono cambiate molte cose: le bottiglie prodotte sono più o meno le stesse, ma è diversa l’offerta. Ampliata nella varietà e curatissima nella qualità.

Sotto la guida attenta dell’enologo Tonino Guzzo vengono realizzate otto linee dai nomi ricercati e dalle etichette eleganti. Due i bianchi: i monovarietali Grillo e Moscato, Adorè e Zahara, entrambi Sicilia Dop. A questi è stato aggiunto di recente uno spumante rosè brut da Frappato (Euphorya). Poi ci sono cinque rossi: i monovarietali di Frappato (Laetitya), Cabernet Sauvignon (Vi Veri), Syrah (Emiryam) e Nero d’Avola (Gradiva) e un Cerasuolo di Vittoria, l’unica Docg della Sicilia, che è stato battezzato Victoria 1607 in onore della nobildonna Vittoria Colonna Enriquez, contessa consorte e reggente di Modica, che nel 1607, proprio in concomitanza della fondazione della città di Vittoria, fece un gesto caritatevole e regalò a 75 coloni due ettari di terreno ciascuno, a patto e condizione che ne coltivino almeno uno a vigneto. L’annata ’19 del “Victorya 1607” ha appena ricevuto dal prestigiosio “Decanter Wolrld Wine Awards 2021” la Gold Medal con 96/100. E a proposito di premi è anche il caso di ricordare che il moscato “Adorè” è stato insignito nel 2018 con la Gran Medaglia d’Oro al Concours Mondial de Bruxelles, il più prestigioso concorso internazionale dei vini al mondo, per l’annata 2017. 

C’è una sorpresa in cantiere è stato anticipato durante la presentazione ala stampa al circolo velico di Sferracavallo (Palermo) delle cinque etichette in uscita nel 2021 che porteranno il marchio bio in etichetta. Non si conosce ancora il nome, ma ci sarà un nuovo Cerasuolo di Vittoria, versione Classico, che farà da augurio per l’inaugurazione della nuova cantina appena ultimata.

Ma vediamoli uno per uno i vini presentati durante la piacevole serata organizzata nell’incantevole cornice del Circolo velico di Sferracavallo.

Il Grillo Zahara ’20, vino fortemente voluto dall’azienda, conferma la sua precisa corrispondenza al vitigno, la gran piacevolezza di beva ricca di sensazioni floreali di zagara e gelsomino, fruttato di pera Williams, melone giallo, note erbacee e speziate, pronto a sfidare il tempo, confermando la lungimiranza dell’enologo Guzzo, strenuo sostenitore della longevità dei bianchi siciliani.

Il Moscato Bianco Adorè ’20, invece, è frutto di un’eredità lasciata dai Salesiani all’acquisto dei terreni. Eredità che presto vira in vittoria poiché largamente apprezzato dai palati “intellettuali” degli intenditori grazie alle sue sensazioni di scorza di limone, di cedro, di arancia, di passion fruit e soprattutto per i suoi ricordi di macchia mediterranea.

Il Frappato Laetitya ’19, assieme alla sua coniugazione spumante in rosa, il Metodo Charmat Euphorya ’20, fanno parte dell’anima aziendale. In primis perché il territorio è elettivo per quest’uva che riscuote immediato successo in entrambe le versioni. Freschezza ed immediatezza, sono le note comuni distintive delle due energie differenti dello stesso vitigno: lo spumante le manifesta con il perlage che sprigiona note di rosa, fragolina di bosco, lampone e viva persistenza, il rosso con i suoi piccoli frutti rossi, chiodi di garofano, macchia mediterranea e dolce speziatura.

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