Vino, letteratura e buon cibo, la ripartenza secondo Cva Canicattì

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casa Barbadoro Cva Canicattì

Casa Barbadoro, con i suoi tufi giallo-ocra, le antiche piante di contorno e, più su, la sagoma del Tempio della Concordia, è stato il luogo magico in cui Cva Canicattì ha voluto festeggiare la ripartenza.

In quel teatro naturale dalle quinte perfette, lo scorso 24 settembre è avvenuto il debutto di tre nuovi vini della Cva, la cantina di Canicattì che – come ha sottolineato, Nino Aiello, giornalista eno-gastronomo di “lungo sorso” e curatore storico di guide blasonate – sono giunti a noi perché figli di una scelta di fondo, più che strategica essenziale: puntare tutto sulla qualità, restando fedeli ai valori viticoli ed enologici del territorio. 

Questi valori hanno sempre distinto l’esperienza produttiva della Cva Canicattì, portata avanti con impegno almeno da tre lustri. Esperienza che ha il suo fulcro nelle persone, a partire dai 300 e poco più soci vignaioli, guidati da Giovanni Greco, presidente della cooperativa, che hanno condiviso e reso possibile la navigazione su questa rotta e il raggiungimento di importanti risultati.

Oggi Cva dal punto di vista enologico è guidata da Tonino Guzzo – figura di primissimo piano dell’enologia della Sicilia – che, in un gioco di rimbalzo con Nino Aiello, ha sapientemente co-condotto l’intera esperienza eno-culturale e gastronoma di Casa Barbadoro.

Tre vini bianchi e tre vini rossi, in un crescendo di emozioni scaturite da assaggi, accostamenti, ricordi e riflessioni che hanno pervaso l’atmosfera di una serata davvero particolare. Ad ogni vino presentato alla platea degli ospiti, una proposta gastronomica realizzata da Fabio Gulotta del ristorante Terracotta, partner di Cva nell’esecuzione di uno spartito di note olfattive e di gusto che hanno catturato sensi e prodotto “nuova memoria sensitiva”.

Ad accompagnare gli assaggi guidati dei vini e delle pietanze le letture recitate di Massimo Brucato – artista, letterato e gastronomo – corroborate dai suoni e i canti del trio Scirocco.

Ecco i vini che sono andati in scena, venerdì 24 settembre, a casa Barbadoro.

Arcifà, vendemmia 2020, l’esordio di un Catarratto in purezza, intenso ed elegante che già nel nome rievoca la poetica pirandelliana. Un vino sorprendente, vibrante, un fuoriclasse tra le migliori espressioni di questo vitigno in forte ascesa, insieme ad un altro vitigno bianco della tradizione, il Grillo che, con il pluripremiato Fileno – è stata degustata l’annata 2020 – ha confermato tutto l’appeal di questo vino manifesto per la Cva, per fedeltà alle caratteristiche gusto-olfattive proprie di questo vitigno.

Con 1934 (annata 2019), anche questo è un debutto, si è goduto “il matrimonio d’amore” tra Grillo e Chardonnay, con una fermentazione in legno per questo secondo vitigno e una sosta sui lieviti di circa 8 mesi. Un vino straordinario per complessità gusto olfattiva, elegante, capace di evolversi e di durare nel tempo. Davvero il vertice della piramide della qualità di Cva, almeno sui bianchi. Un vino archetipo, anch’esso dedicato all’estro e al genio creativo di Luigi Pirandello. 

La degustazione è proseguita con i vini rossi della cantina agrigentina, simbolo di qualità enologica che dura nel tempo. Il primo è stato Calìo Frappato 2020, rosso giovane dal gusto fresco e leggero (novità 2021), con una piacevolezza ed armonia dei tannini davvero centrati. Poi è toccato al Centuno – vendemmia 2018, un Nero d’Avola moderno, dai grandi profumi e di persistenza al palato sorprendente.

Infine, Diodoros – vendemmia 2016 – il vino della Valle dei Templi, nato da vigneti coltivati ai piedi del tempio di Giunone da uve di Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. È questo il vino con cui Cva ha suggellato l’accordo produttivo con l’Ente Parco della Valle dei Templi di Agrigento e che costituisce una bandiera delle produzioni di nicchia di questo storico territorio della campagna siciliana.

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