Il caffè raccontato ai bambini. Morettino apre il Museo agli scolari dello Zen

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Morettino

di M.Laura Crescimanno

Il caffè e la sua storia raccontato ai bambini. Riprenderanno con l’anno nuovo le visite delle scolaresche al Piccolo Museo del Caffè Morettino, il primo del genere in Italia, aperto dalla storica azienda di torrefazione palermitana nella sede di via della Ferrovia.

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Arturo Morettino durante la sua lezione sul caffè

In cattedra, solo metaforicamente, Arturo Morettino, nipote del fondatore che dagli stabilimenti nel quartiere San Lorenzo, non si è mai mosso. È molto cresciuto in tre generazioni il brand della torrefazione, che per i siciliani nel mondo ha il profumo di casa, sino ad arrivare qualche anno addietro all’idea di coltivare – complice il cambiamento climatico – i primi arbusti di caffè nelle aiuole all’ingresso. Ma le idee per rafforzare il brand non si fermano qui: arriva a fine marzo la proposta vincente di rappresentare la comunità palermitana per la candidatura nazionale del rito del caffè espresso italiano, da inserire tra i beni immateriali Unesco, rafforzata dalla scelta di dedicare le nuove etichette del caffè ai monumenti dei siti Unesco della Sicilia. 

Intanto, si è tornati in aula. La lezione, alla presenza degli insegnanti accompagnatori, inizia davanti alle prime piante tropicali di Coffea arabica, che si sono adattate come molte altre del resto al clima palermitano. L’idea è di raccontare il mondo segreto del caffè ad una platea scalpitante di quaranta bambini di terza e quarta elementare della scuola Sciascia dello Zen, inducendoli a un’esperienza viva.

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L’occasione, con tanto di premiazione per quelli che hanno raccolto in casa le ricette pubblicate, è data dalla presentazione del libro “Gente, culture e cucina” edito dal Villaggio Letterario, associazione culturale guidata da Anna Russolillo, insieme all’esperta di tradizioni popolari Sara Favarò con il contributo di vari autori e il patrocinio del Comune di Palermo. Il libro racconta come la città sia stata un crogiuolo di culture, ma anche di ricette, prodotti e storie d’impresa, confluiti a Palermo da tutto il Mediterraneo. Un capitolo è appunto dedicato al museo palermitano del caffè, dove sono esposti migliaia di antichi attrezzi del lavoro, macinini, tostini, caffettiere, dalle antiche napoletane sino alle moka dei giorni nostri.

«Adesso, con l’anno nuovo – spiega Arturo Morettino – potranno riprendere le visite guidate e l’esperienza del mondo del caffè rivolta alle scuole. È un modo che l’azienda ha scelto per legarsi ai suoi quartieri e alla città dove è nata: con la cultura e l’impegno sociale».

I bimbi seguono con attenzione le immagini che, con un linguaggio molto semplice, illustrano come i pastori dell’Africa centrale, forse in Etiopia, scoprirono queste magiche bacche che eccitarono le pecore e che poi bruciate sprigionarono quel profumo intenso che ha stregato l’uomo. Poi gli abitanti della penisola arabica gli dettero il nome che suona simile al nostro caffè, diffusero l’uso della bevanda e diffusero le tecniche di coltivazione e di trattamento post-raccolta: dalla spagliatura alla tostatura dei chicchi, alla macinazione.

La lezione è una vera esperienza: i bimbi hanno potuto toccare i fiori bianchi del caffè, simili al gelsomino; macinare i chicchi che hanno diversi colori ed intensità a seconda che si tratti della varietà arabica o robusta; sentirne l’aroma e apprendere la lunga storia di traffici e di commercio via mare di francesi e portoghesi, che nei secoli diedero impulso alla circolazione del prodotto caricato sulle navi nei tipici sacchi di juta dai porti dei paesi della fascia tropicale sino ad arrivare in Europa, per essere tostato e poi commercializzato sottovuoto.